Roma, 7 aprile 2026 (Agenbio) – La missione Artemis II ha ufficialmente intrapreso la rotta di ritorno. Dopo aver superato le fasi più critiche del sorvolo lunare, la capsula Orion — ribattezzata Integrity dall’equipaggio — sta ora puntando verso la Terra. L’uscita dalla sfera di influenza gravitazionale lunare è avvenuta stasera, segnando l’inizio della fase di rientro che si concluderà con l’ammaraggio nell’Oceano Pacifico previsto per il prossimo 10 aprile.
La notte tra il 6 e il 7 aprile 2026 è già entrata negli annali dell’esplorazione spaziale. Alle ore 01:07 italiane, l’equipaggio composto da Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen ha raggiunto la distanza massima mai toccata da esseri umani: circa 406.000 km dalla Terra. Questo traguardo infrange il primato stabilito dall’Apollo 13 nel 1970, che si era fermato a 400.171 km.
Poco prima del punto di massima distanza, Orion ha sfiorato la superficie lunare a una quota di circa 6.550 km. Durante questo passaggio, gli astronauti hanno assistito a un fenomeno naturale senza precedenti per l’occhio umano: un’eclissi solare totale vista dallo spazio profondo, con il Sole oscurato dal disco lunare in un allineamento perfetto che ha rivelato una corona solare di straordinaria purezza.
Oltre alla navigazione, le sette ore di osservazioni ravvicinate hanno permesso all’equipaggio di svolgere attività di mappatura e analisi scientifica. In un momento di profonda commozione, l’equipaggio ha proposto all’Unione Astronomica Internazionale di nominare due crateri precedentemente senza nome: Integrity, in omaggio alla propria navicella, e Carroll, in memoria di Carroll Taylor, moglie del comandante Wiseman scomparsa nel 2020.
Il sorvolo è stato accompagnato da un tributo speciale: un messaggio audio postumo di Jim Lovell, leggenda dell’Apollo 8 e 13 scomparso nell’agosto 2025, che ha dato il benvenuto agli astronauti nel suo “vecchio quartiere”, esortandoli a godersi lo spettacolo.
Nonostante il successo, la missione ha dovuto affrontare sfide tecniche non trascurabili. Tra il 5 e il 6 aprile, l’equipaggio ha gestito un malfunzionamento al sistema di scarico della toilette causato da un’ostruzione di ghiaccio. Il problema è stato risolto con successo orientando la capsula verso il Sole per facilitare lo scioglimento del blocco.
Oltre a questi imprevisti, Christina Koch e Jeremy Hansen hanno condotto test di pilotaggio manuale per verificare la reattività della capsula in condizioni di emergenza.
Per la comunità scientifica, e per i professionisti della biologia che guardano con interesse alle sfide della vita nello spazio, Artemis II rappresenta il test definitivo per i sistemi di supporto vitale e la protezione dalle radiazioni. Questi dati saranno fondamentali per la missione Artemis III, che mira a riportare stabilmente l’uomo (e la prima donna) sulla superficie lunare nel 2027. Artemis II ha portato la biologia umana nel “deep space”, dove le radiazioni ionizzanti sono significativamente più intense.
Il progetto AVATAR (A Virtual Astronaut Tissue Analog Response)è l’esperimento di punta della missione. Utilizza la tecnologia organ-on-a-chip (organi su chip) per studiare l’impatto delle radiazioni e della microgravità a livello cellulare.
Focus sul midollo osseo. Sono stati inviati chip che mimano il tessuto del midollo osseo, uno dei più sensibili alle radiazioni. Questi “avatar” contengono cellule derivate dagli stessi astronauti dell’equipaggio, permettendo un confronto diretto tra la risposta cellulare in vitro e quella sistemica dell’astronauta in vivo.
Analisi post-missione. Al rientro, i chip verranno sottoposti a sequenziamento dell’RNA a cellula singola per misurare come migliaia di geni abbiano cambiato espressione durante il viaggio.
Monitoraggio dei biomarcatori immunitari. L’equipaggio ha fornito campioni biologici (sangue, urina e saliva) prima del lancio e continuerà a farlo subito dopo l’ammaraggio.
L’obiettivo è valutare lo stato nutrizionale, la salute cardiovascolare e, soprattutto, la funzionalità immunologica. È noto che lo spazio causa una sorta di “disorientamento” del sistema immunitario; Artemis II fornirà dati unici su come questo avvenga oltre le fasce di Van Allen.
Studio ARCHeR (Artemis Research for Crew Health & Readiness). Nonostante la brevità della missione (circa 10 giorni), i ricercatori monitorano costantemente i cicli sonno-veglia e i livelli di stress tramite sensori indossabili.
Interazione uomo-ambiente: Si studia come l’isolamento e l’ambiente confinato di Orion influenzino le prestazioni cognitive e la coordinazione del team in situazioni di alta precisione.
Questi studi non servono solo a preparare lo sbarco su Marte, ma hanno ricadute dirette sulla medicina personalizzata a Terra, migliorando la nostra comprensione delle malattie del sangue e dei disturbi del sistema immunitario. (Agenbio)




