Roma, 3 aprile 2026 (Agenbio) – La tragica scomparsa della quindicenne Sofia Di Vico a Roma riaccende i riflettori sulla gestione degli allergeni nella ristorazione e sull’importanza della biosicurezza nei processi di somministrazione alimentare.
Una cena che doveva essere un momento di festa si è trasformata in tragedia. Sofia Di Vico, 15 anni, giovane promessa del basket di Maddaloni, è deceduta a Roma a causa di una violenta reazione allergica dopo un pasto in un ristorante. La ragazza, affetta da una nota allergia alle proteine del latte, ha accusato un malore fatale nonostante l’intervento immediato del padre e il trasporto d’urgenza all’ospedale Grassi di Ostia.
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, disponendo il sequestro della cucina e l’autopsia per confermare il nesso causale tra gli alimenti assunti e lo shock anafilattico. Al centro delle indagini, la presenza di tracce di latte o derivati in piatti apparentemente “sicuri” (uova e fagiolini), nonostante il locale fosse stato informato della patologia della giovane.
Per un soggetto fortemente allergico, la minaccia non deriva solo dagli ingredienti principali, ma dalle cosiddette contaminazioni crociate (cross-contamination). Il Regolamento UE 1169/2011 impone obblighi rigorosi sulla comunicazione degli allergeni, ma la tragedia di Sofia evidenzia come la gestione del rischio richieda un’attenzione capillare in ogni fase della filiera. È essenziale che chiunque manipoli alimenti comprenda che anche una minima traccia proteica può scatenare una reazione immunitaria sistemica.
L’anafilassi è una reazione di ipersensibilità immediata e grave, mediata dalle IgE, che coinvolge più apparati (respiratorio, cardiocircolatorio, cutaneo). Come sottolineato dagli esperti della Società Italiana di Allergologia (Siaaic), l’unico presidio salvavita in questi contesti è l’adrenalina auto-iniettabile. Il farmaco agisce rapidamente per contrastare la vasodilatazione e il collasso respiratorio, garantendo il tempo necessario per il soccorso ospedaliero.
In Italia si registrano ogni anno tra i 40 e i 60 decessi per shock anafilattico. Questi dati richiamano i biologi, in qualità di professionisti della salute e consulenti per la sicurezza alimentare, a un impegno costante nella vigilanza e nell’educazione sanitaria.
Un monito per il settore. (Agenbio)




