Roma, 19 marzo 2026 (Agenbio) – Le collezioni dei musei di storia naturale non sono solo archivi del passato: possono diventare infrastrutture scientifiche per la nature recovery. È la tesi sostenuta da Ken Norris e John Tweddle del Natural History Museum di Londra, che propongono di integrare in modo sistematico i campioni museali nei progetti di conservazione e ripristino. I reperti sono “voucher” identificati con rigore: servono come librerie di riferimento per interpretare i dati moderni, soprattutto quelli basati su DNA. Un esempio pratico: sugli insetti raccolti restano spesso pollini e residui delle piante visitate; con tecniche di biologia molecolare si può risalire alle specie vegetali e ricostruire reti ecologiche. Allo stesso modo, campioni d’erbario possono conservare tracce di DNA di organismi che si sono nutriti delle foglie o hanno visitato i fiori. Questo patrimonio diventa cruciale anche per l’eDNA (DNA ambientale), usato per monitorare interventi “whole-system” come il rewilding: l’affidabilità dell’eDNA dipende dalla qualità delle librerie di confronto, e qui i musei possono colmare un vuoto, fornendo riferimento tassonomico e storico. In sintesi: collezioni + DNA + monitoraggio possono trasformare i musei in attori operativi della conservazione. (Agenbio) Claudio De Rosa 12:00




