Ansa – Lo spazio non è più solo una meta per astronauti, ma una piattaforma scientifica per la medicina del futuro. È il messaggio che emerge dal convegno “Frontiere dello Spazio: la nuova prospettiva della biologia”, tenutosi oggi a Napoli.
Un appuntamento che ha riunito i vertici della ricerca aerospaziale, delle istituzioni e della categoria dei biologi. L’evento, moderato dalla giornalista Matilde Andolfo, e promosso dalla direttrice scientifica Carla Cimmino, ha delineato il ruolo centrale del biologo nell’era della Space Economy.
In un messaggio il ministro dell’Università e della Ricerca, Annamaria Bernini, ha sottolineato come la microgravità permetta di osservare processi fisiologici (perdita di densità ossea, alterazioni immunitarie e del microbiota) con una velocità impossibile sulla Terra. “Per capire meglio il nostro corpo bisogna osservarlo da lontano”, ha detto il ministro, confermando l’impegno del Mur nel trasformare le missioni orbitali in avamposti scientifici stabili, investendo in satelliti dedicati alla biologia e nella formazione di professionisti altamente specializzati.
Ad aprire i lavori Vincenzo D’Anna, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi (Fnob), che ha tracciato la rotta futura della categoria: “La biologia oggi esce dai laboratori tradizionali. Il biospazio è la nostra nuova frontiera: un ambito dove etica e tecnologia si fondono per trovare risposte terapeutiche cruciali per la salute dei cittadini. La Fnob è in prima linea affinché i biologi siano i leader di questa innovazione”.
Arnolfo Petruzziello, presidente dell’Ordine dei Biologi della Campania e del Molise, ha evidenziato il primato locale: “Napoli si conferma capitale scientifica grazie a eccellenze come il Distretto Aerospaziale e la Stazione Anton Dohrn. Il nostro obiettivo è trasformare queste sfide in opportunità occupazionali concrete, creando ponti tra i giovani biologi e le realtà industriali più avanzate”.
Il dibattito ha visto il contributo dei professori Mariano Bizzarri (direttore Laboratorio Nazionale di Biomedicina Spaziale), Geppino Falco (Università Federico II) e Antonio Novelli (Ospedale Bambin Gesù).
Uno dei temi centrali è stato il biospazio inteso come ecosistema autosufficiente. La professoressa Stefania De Pascale (Università Federico II e Comitato Scientifico ASI) ha illustrato le sfide della biologia vegetale, ovvero la coltivazione di piante in ambienti extraterrestri, passaggio fondamentale per garantire cibo e ossigeno nelle future basi lunari e marziane. I lavori si sono conclusi con un focus sulle professioni emergenti: dalla bioinformatica per la genomica spaziale alla biologia dei tessuti in microgravità, confermando che il futuro della medicina passerà necessariamente dalle stelle.




