Roma, 4 marzo 2026 (Agenbio) – In uno studio pubblicato su Cell Reports Methods, un gruppo di ricercatori dell’Università di Padova ha proposto una nuova piattaforma, utilizzando organoidi neuromuscolari (NMO) derivati da cellule staminali pluripotenti indotte di origine umana (hiPSC), per studiare la perdita di massa muscolare provocata dal cancro. Grazie alla struttura tridimensionale, le fibre muscolari sperimentali (in gergo, miotubi) sono risultate più mature e sviluppate rispetto a quelle ottenute con le tradizionali colture in piastra bidimensionale. Inoltre, la complessità raggiunta da tali organoidi, che contengono anche componenti nervose, crea un ambiente più fisiologico e maggiormente in grado di riprodurre le risposte muscolari in modo accurato. Gli NMO rispondono, quindi, efficacemente agli stimoli atrofici, riproducendo le caratteristiche principali della cachessia tumorale quando vengono trattati con terreno di coltura condizionato, ottenuto da colture di cellule tumorali che inducono cachessia. Sperimentalmente osservando tale fenomeno si rilevano perdita di massa muscolare, indebolimento della contrazione, alterazione dei livelli di calcio all’interno delle cellule (fondamentali per la contrazione), comparsa di mitocondri danneggiati e frammentati con conseguenti problemi energetici e un aumento del processo di autofagia che porta alla distruzione dei componenti cellulari. Il modello di organoide neuromuscolare proposto dai ricercatori padovani e derivato da cellule staminali di origine umana rappresenta un importante passo avanti per la ricerca sulla cachessia tumorale. Offre infatti un promettente modello di muscolo umano per studiare i meccanismi alla base della cachessia e per sviluppare e valutare potenziali terapie, tra cui nuovi farmaci più precisi e mirati. (Agenbio) Etr 13:00




