Milano, 10 febbraio 2026 – La professione del biologo in Italia sta vivendo una fase di profonda e storica trasformazione, caratterizzata da una maggiore autonomia, un riconoscimento ampliato delle competenze e prospettive occupazionali in forte crescita. Questo cambiamento epocale è stato illustrato poco fa dal Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi (FNOB), Vincenzo D’Anna, che ha delineato il percorso di evoluzione della categoria in apertura dei lavori del convegno dal titolo “Medicina di laboratorio : qualità , innovazione e sostenibilità” che si tiene a Milano presso la Casa del Cardinale Ildefonso Schuster.
La riforma ha segnato il passaggio da un ordine centralizzato a una struttura basata su ordini territoriali, una scelta strategica per garantire una rappresentanza più efficace e vicina alle esigenze locali. “I biologi non potevano continuare a essere esclusi dalle professioni sanitarie, ma vi dovevano essere inseriti a pieno titolo,” ha dichiarato D’Anna, sottolineando come l’ordine centralizzato potesse favorire “cricche di potere” a discapito della volontà degli iscritti. Questa transizione ha conferito ai biologi la facoltà di eleggere i propri dirigenti e di definire attività e prospettive specifiche per il proprio territorio, riconoscendo che le problematiche di un biologo a Trapani sono diverse da quelle di un biologo a Milano.
Un pilastro fondamentale di questa “rifondazione” è rappresentato dai tre emanandi decreti attuativi della legge 161/2021 sulle lauree abilitanti, in attesa di esame da parte del Consiglio Superiore di Sanità. Questi decreti riepilogheranno le competenze dei biologi, superando la genericità della legge originaria del 1967 che non esplicitava discipline moderne come la genetica, la genomica, la nutrizione o la bioinformatica. La professione sarà separata in tre ambiti distinti: biologi generali e sanitari, biologi ambientali, e biologi nutrizionisti, garantendo finalmente una chiara declaratoria di competenze e una certezza giuridico-legislativa finora carente.
Le statistiche confermano il successo di questa evoluzione: i biologi, insieme ai matematici, vantano il maggior indice di occupazione professionale, con un incremento del 14% . I nuovi decreti aprono inoltre a campi innovativi nella medicina di laboratorio, come la medicina di precisione, predittiva e personalizzata, offrendo prospettive che superano quelle mediche in termini di innovazione. La biologia spaziale è un altro grande settore in espansione. In generale i biologi oggi possono svolgere fino a 80 diverse tipologie di attività.
Il Presidente D’Anna ha espresso grande orgoglio e rivendicato il ruolo della FNOB per aver contribuito a superare un passato in cui i biologi erano considerati “figli di un Dio minore” o “fratelli scelti dei medici”, soggetti a fenomeni di “apartheid” professionale. Ha esortato la categoria a non cadere nella “trappola” del campanilismo e del nazionalismo, definiti “l’ultimo rifugio di un briccone”, ma a lavorare per l’unità basata su sapienza, afflato, entusiasmo e intelligenza . La Federazione, ha ribadito, è qui per “aiutare, consigliare, tutelare”, senza interferire con l’autonomia degli ordini territoriali.
Questa rivoluzione non solo rafforza la posizione dei biologi nel panorama professionale italiano, ma li proietta verso un futuro di nuove sfide e opportunità, consolidando il loro ruolo insostituibile nella scienza e nella società.






