Roma, 30 gennaio 2026 (Agenbio) – Il caffè potrebbe fare molto più che tenerci svegli. Nuove ricerche suggeriscono che alcune molecole formate durante la tostatura siano in grado di modulare la glicemia con un meccanismo simile a quello dei farmaci antidiabetici. In studi di laboratorio, specifici composti del caffè hanno mostrato la capacità di inibire l’enzima α-glucosidasi, responsabile della digestione dei carboidrati e della liberazione di glucosio nel sangue. Bloccare o rallentare questa reazione significa ridurre i picchi glicemici dopo i pasti, un obiettivo chiave nella gestione del diabete di tipo 2. Dai chicchi tostati di Coffea arabica sono state isolate tre nuove molecole – caffaldeide A, B e C – che nei test biochimici hanno dimostrato un’attività inibitoria persino superiore a quella dell’acarbose, il farmaco comunemente usato con questo scopo. Questi dati aiutano a spiegare perché numerosi studi osservazionali associno il consumo regolare di caffè a un rischio ridotto di diabete di tipo 2. Tuttavia, l’effetto clinico nell’uomo resta da confermare: servono studi controllati per capire se queste molecole possano diventare veri strumenti nutraceutici. Se validati, i risultati aprirebbero la strada a nuove strategie per controllare la glicemia partendo da composti naturali di uso quotidiano. (Agenbio) Emanuela Birra 13:00




