Roma, 14 gennaio 2026 (Agenbio) – Secondo uno studio dell’Università di Cambridge pubblicato su Nature Communications, il cervello cambia in modo netto in quattro momenti chiave, che scandiscono cinque vere e proprie età cerebrali. Nella prima fase della nostra vita, che va dall’infanzia fino ai 9 anni, il cervello crea un’enorme quantità di connessioni e poi decide quali di queste sono più utili. Il processo di pruning sinaptico aiuta a eliminare le connessioni meno utilizzate e a rafforzare quelle più efficienti. È durante questo periodo che si creano le basi delle funzioni cognitive fondamentali. Segue la fase dell’adolescenza, dove le connessioni nel cervello non aumentano più di numero, ma migliorano la loro velocità e diventano più efficienti, perché la sostanza bianca si sviluppa ulteriormente. In questa fase, il cervello è particolarmente sensibile a situazioni di stress e a disturbi psichiatrici. Il punto di svolta più marcato arriva intorno ai 32 anni. Il cervello raggiunge il suo assetto più equilibrato. Le reti cerebrali sono ben integrate, ma anche più specializzate. Questo è il momento in cui le capacità cognitive, il controllo emotivo e la personalità risultano più stabili. Un nuovo passaggio si verifica intorno ai 66 anni. A questa età inizia una riduzione progressiva della connettività, legata soprattutto al deterioramento della sostanza bianca. Le reti del cervello diventano meno integrate e la persona diventa più vulnerabile a patologie neurologiche. L’ultima fase arriva oltre gli 83 anni. Il cervello si concentra di più sulle connessioni locali, invece di quelle a lunga distanza. Ciò significa che le diverse parti del cervello non lavorano più insieme in modo coordinato come facevano in precedenza. Secondo gli autori, riconoscere queste età cerebrali aiuta a capire quando e perché il cervello è più vulnerabile, e perché sviluppo, salute mentale e invecchiamento non possono essere letti come un unico processo continuo. (Agenbio) Emanuela Birra 12:00




