Roma, 12 gennaio 2026 (Agenbio) – Una ricerca internazionale, basata su esperimenti di spettroscopia neutronica e simulazioni di dinamica molecolare, dimostra che nei batteri adattati al freddo la morte cellulare avviene molto prima che la struttura delle proteine cominci a danneggiarsi, evidenziando una inaspettata fragilità termica. Lo studio, al quale ha partecipato anche l’Università di Perugia, ha confrontato la mobilità del proteoma in tre organismi adattati a condizioni termiche molto diverse: lo Psychrobacter arcticus - psicrofilo, ovvero adattato al freddo, l’Escherichia coli - mesofilo, adattato a temperatura ambiente e l’Aquifex aeolicus - ipertermofilo, ovvero adattato a temperature molto elevate.
Ne è emerso che in Escherichia Coli e Aquifex aeolicus la morte cellulare avviene a temperature molto vicine a quelle a cui inizia il danneggiamento delle proteine. Al contrario, in specie come lo Psychrobacter arcticus, le cellule cessano di funzionare a temperature circa 20 °C più basse rispetto a quelle in cui le proteine iniziano a perdere la forma funzionale.
Secondo i ricercatori, l‘adattamento al freddo estremo richiede che alcuni enzimi chiave aumentino la propria flessibilità per ottimizzare l’efficacia alle basse temperature; tuttavia, questa maggiore flessibilità fa anche sì che l’attività metabolica di questi stessi enzimi collassi già solo per lievi aumenti della temperatura medesima. I risultati, pubblicati su Nature Communications, possono aiutare a controllare la crescita microbica nella food science, a valutare l’impatto dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi polari e possono contribuire all’ottimizzazione delle terapie oncologiche basate sull’ipertermia. (Agenbio) Etr 10:00




