La strage di Crans Montana, parla l’esperto: “l’insidia ustioni, è necessario intervenire prima possibile”

Roma, 2 gennaio 2026 (Agenbio) – La tragedia di Crans Montana riporta alla ribalta il tema delle infezioni provocate dalle gravi ustioni. Secondo gli esperti è questa una delle maggiori “insidie” per chi è scampato all’incendio della notte di San Silvestro a Crans Montana in Svizzera: “E’ cruciale procedere a trattamenti mirati il prima possibile e proprio la tempestività delle prime cure è fondamentale” – ha spiegato all’ANSA Giuseppe Spaltro, direttore facente funzioni del Centro grandi ustioni dell’Ospedale S.Eugenio di Roma, uno dei circa 15 centri specializzati in questo ambito sul territorio nazionale. Il problema nasce nei pazienti che hanno ustioni di terzo grado estese almeno al 10% del corpo o di secondo grado estese almeno al 20% del corpo e che devono rivolgersi presso i centri grandi ustionati in quanto il trattamento deve infatti essere iniziato il più precocemente possibile secondo un protocollo ben preciso che prevede “la rimozione dei tessuti necrotici e la copertura delle aree interessate con la cute da donatore che viene presa dalle Banche della pelle”. In Italia ve ne sono varie distribuite sul territorio ed alle quali i Centri si rivolgono. La ragione della rimozione dei tessuti necrotici sta nel fatto che i prodotti tossici vanno a colpire anche altri organi quali fegato, reni e polmoni e instaurano appunto la cosiddetta ‘malattia da ustione’, che ha una prognosi infausta. È quindi importante che nelle prime 24 ore, afferma Spaltro, “si proceda alla prima fase di intervento che è quella ‘rianimatoria’ attraverso una terapia infusionale”. L’obiettivo nelle prime ore è quello di reidratare il paziente che a causa delle ustioni perde tantissimi liquidi. Nel contempo è necessario constatare se l’apparato respiratorio ha inalato fumi, “nel qual caso il paziente va intubato per permettergli di respirare”. Nelle prime 24 ore è dunque primaria la fase rianimatoria-infusionale e respiratoria. Successivamente, è necessario intervenire chirurgicamente, o con la chirurgia tradizionale o con prodotti enzimatici, per rimuovere le aree andate in necrosi. Poi nel tempo sono necessari anche più interventi chirurgici. È necessaria cioè una multidisciplinarietà che solo i Centri specializzati possono assicurare. Il rischio morte è elevato e conta anche la discriminante dell’età. Secondo Spaltro, “ è un elemento che può aprire a maggiori speranze di ripresa e guarigione”. (Agenbio)