Dalla Francia, prime indicazioni sull’uso dei test sierologici per il Covid-19

L’Alta autorità sanitaria francese (Haute Autorité de Santé, o Has) ha espresso grande cautela sui test sierologici. Al momento essi non permettono di stabilire una potenziale immunità né la sua durata, né  danno informazioni sulla contagiosità. La HAS invita alla prudenza sull’uso di tali test che non possono stabilire un passaporto di immunità ai fini di un deconfinamento. Essi rappresentano invece un utile strumento ai fini di studi di sorveglianza epidemiologica. Ancora essi possono dare indicazioni sulla correlazione tra la quantità di anticorpi neutralizzanti che contribuiscono alla immunità e alla loro persistenza nel tempo.

L’Alta Autorità Sanitaria (HAS) ha pubblicato  il suo parere sul “ruolo dei test sierologici nella strategia di gestione della malattia di COVIDC19. Questo parere si riferisce ai test sierologici (Elisa) eseguiti in laboratorio. Non riguarda i singoli test (tipo di auto-test e TROD) sui quali l’HAS deciderà tra pochi giorni. 

L’HAS esclude l’uso di questo test per lo screening generale, in quanto, stando alle attuali conoscenze, non dà una risposta sullo stato immunitario delle persone. Esso può solo rispondere alla domanda: il paziente è malato o è stato malato, come complemento ai test virologici.

“I test virologici,  RTC PCR, sono i test di riferimento per la diagnosi precoce dell’infezione da COVID-19. I test sierologici non possono sostituirlo, poiché i loro risultati non sono evidenti entro la prima settimana dall’insorgenza dei sintomi in quanto la produzione di anticorpi  inizia diversi giorni dopo l’ingresso del virus nell’organismo. Tuttavia, è possibile utilizzarli  in aggiunta al test virologico, dal 7° giorno o dal 14° dopo la comparsa dei sintomi,  e in particolare per fungere da ” recupero ” se un test virologico non ha potuto  essere eseguito prima oppure per formulare una diagnosi in pazienti che mostrano segni suggestivi di COVID-19, ma il cui test virologico è negativo.” Inoltre esso se eseguito in una popolazione in cui  è ancora in corso la circolazione del virus può fare incorrere ad un aumentato rischio di errore di valutazione. Per tale ragione non si crede pertinente uno screening sistematico della popolazione.

Indicazioni

Pur specificando che queste indicazioni possono cambiare, HAS ha ora identificato sette indicazioni per test sierologici, da eseguirsi su prescrizione medica:

  1. “Nella diagnosi iniziale per pazienti ospedalizzati sintomatici gravi, la cui RT-PCR è negativa ma in cui i sintomi clinici o la TAC suggeriscono COVID-19.
  2. Nella diagnosi di pazienti sintomatici gravi ricoverati in ospedale ma che non hanno avuto un test RT-PCR nei primi sette giorni.
  3. Nella diagnosi iniziale di pazienti sintomatici senza segni di gravità seguiti in regime ambulatoriale il cui test RT-PCR è negativo ma il cui quadro clinico è suggestivo per COVID-19.
  4. Nella diagnosi di pazienti sintomatici senza segni di gravità seguiti in regime ambulatoriale, ma nei quali non è stato possibile eseguire un test RT-PCR prima di 7 giorni dall’inizio dei sintomi.
  5. Nella diagnosi ritardata di pazienti sintomatici con nessun segno di gravità diagnosticato clinicamente, ma che non sono stati oggetto di una RT-PCR nell’attuazione della fase 2 (al 2 marzo 2020).
  6. Nel rilevamento anticorpale in professionisti sanitari non sintomatici, come screening del non  contatto, se RT-PCR  negativo.
  7. Nell’individuazione di anticorpi nel personale di alloggi collettivi (strutture sociali e mediche, carceri, caserme, residenze universitarie, collegi, ecc.) come complemento alla rilevazione di  nessun contatto, se la RT-PCR è negativa.”

Infine, per l’HAS, “è essenziale che questi test siano utilizzati solo per scopi medici, all’atto della presa in carico del paziente. Non è possibile utilizzarli per scopi collettivi, come l’organizzazione del lavoro all’interno di un’azienda o come mezzo per decidere il deconfinamento”.

Male utilizzati i test possono indurre in errore i pazienti sulla loro immunità. Un allentamento sulle misure barriere e sul distanziamento sociale potrebbe aumentare il rischio di una ripresa epidemica, che occorre evitare.

Perciò al momento la HAS raccomanda di non utilizzare questi test in popolazioni come i professionisti che continuano ad avere contatti col pubblico o nei confinati che vogliono riprendere l’attività. L’uso di tali test può essere raccomandato solo alla luce di una evoluzione delle conoscenze scientifiche ed epidemiologiche, come ad esempio maggiori certezze sulla immunogenicità anticorpale.

Ogni evoluzione in tal senso sarà rapidamente oggetto di nuove linee guida.

 

Leggi il rapporto sui test sierologici

Leggi l’ordinanza francese del 3 maggio 2020 sulle misure organizzative Covid 19

 

Comunicato stampa dell’Haute Autorité de Santé

Saint Denis-La Plaine, 2 maggio 2020